San Rufo

Fra due montagne denominate Spino dell’Ausino e Cocuzzo Delle Puglie si aprono il Passo della Sentinella e la Via Degli Stranieri, collegamento fra la Valle del Calore e il Vallo di Diano ad ovest dei quali, si è insediato l’ameno abitato di San Rufo.
Il primitivo insediamento di San Rufo risale alla fine del primo millennio, ad opera di contadini e pastori Teggianesi, spinti dalla ricerca di spazi sempre nuovi per le loro attività. Il suo primo Barone è stato Cubello Pellegrino che, nell’ambito del feudo di Teggiano, possedeva il suffeudo di Moiano e di Policeta. Il Barone, oriundo della città di Capua, viene considerato il fondatore del paese, cui diede il nome di San Rufo, in memoria del terzo Vescovo di Capua. In realtà il merito di Cubello Pellegrino non è stato tanto la fondazione di San Rufo, quanto l’aver trasformato uno sparuto gruppo di case e masserie in un vero e proprio “oppidum”, con particolari ordinamenti giuridici. In seguito, ai Baroni Pellegrino successero i Rinaldi e i Laviano.
In epoca feudale, San Rufo apparteneva alla Contea di Marsico, da cui dipendeva lo Stato di Diano con i suoi casali. La contea appartenne prima ai Conti di Guarna poi, nel 1181, passò alla famiglia Sanseverino allorquando l’erede Isabella Guarna andò in sposa ad Enrico Sanseverino. In questo periodo San Rufo conobbe un decisivo sviluppo, grazie all’apporto di Calvanello e Casalvetere, di cui si conservano ancora i ruderi del castello e alcuni piccoli reperti. Con la congiura dei Baroni i Sanseverino persero il Feudo di Diano e, di conseguenza, anche la Terra di San Rufo. L’ultimo Barone fu Antonio Pellegrino (1865), alla cui morte la Terra di San Rufo fu espropriata e messa all’asta per debiti e venduta a Giuseppe Parisi da Moliterno, che la rivendette al Barone Gian Matteo Rinaldi. Estintasi la famiglia Rinaldi per la peste bubbonica che flagellò l’Italia Meridionale (1778), San Rufo passò per parentela ai Laviano di Salvia. Con le leggi sull’eversione della feudalità del primo decennio del XIX secolo, divenne comune autonomo del Distretto di Sala Consilina. Suo primo Sindaco è stato Pasquale Marmoro, il quale nel 1809 sottoscrisse il più antico atto di Stato Civile conservato presso l’Archivio Comunale.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

Fra due montagne denominate Spino dell’Ausino e Cocuzzo Delle Puglie si aprono il Passo della Sentinella e la Via Degli Stranieri, collegamento fra la Valle del Calore e il Vallo di Diano ad ovest dei quali, si è insediato l’ameno abitato di San Rufo.
Il primitivo insediamento di San Rufo risale alla fine del primo millennio, ad opera di contadini e pastori Teggianesi, spinti dalla ricerca di spazi sempre nuovi per le loro attività. Il suo primo Barone è stato Cubello Pellegrino che, nell’ambito del feudo di Teggiano, possedeva il suffeudo di Moiano e di Policeta. Il Barone, oriundo della città di Capua, viene considerato il fondatore del paese, cui diede il nome di San Rufo, in memoria del terzo Vescovo di Capua. In realtà il merito di Cubello Pellegrino non è stato tanto la fondazione di San Rufo, quanto l’aver trasformato uno sparuto gruppo di case e masserie in un vero e proprio “oppidum”, con particolari ordinamenti giuridici. In seguito, ai Baroni Pellegrino successero i Rinaldi e i Laviano.
In epoca feudale, San Rufo apparteneva alla Contea di Marsico, da cui dipendeva lo Stato di Diano con i suoi casali. La contea appartenne prima ai Conti di Guarna poi, nel 1181, passò alla famiglia Sanseverino allorquando l’erede Isabella Guarna andò in sposa ad Enrico Sanseverino. In questo periodo San Rufo conobbe un decisivo sviluppo, grazie all’apporto di Calvanello e Casalvetere, di cui si conservano ancora i ruderi del castello e alcuni piccoli reperti. Con la congiura dei Baroni i Sanseverino persero il Feudo di Diano e, di conseguenza, anche la Terra di San Rufo. L’ultimo Barone fu Antonio Pellegrino (1865), alla cui morte la Terra di San Rufo fu espropriata e messa all’asta per debiti e venduta a Giuseppe Parisi da Moliterno, che la rivendette al Barone Gian Matteo Rinaldi. Estintasi la famiglia Rinaldi per la peste bubbonica che flagellò l’Italia Meridionale (1778), San Rufo passò per parentela ai Laviano di Salvia. Con le leggi sull’eversione della feudalità del primo decennio del XIX secolo, divenne comune autonomo del Distretto di Sala Consilina. Suo primo Sindaco è stato Pasquale Marmoro, il quale nel 1809 sottoscrisse il più antico atto di Stato Civile conservato presso l’Archivio Comunale.

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