Santomenna

Santomenna è definito il paese più povero d’Italia: anticamente si distingueva perché feudo ecclesiastico degli arcivescovi Conzani. La leggenda ricorda l’eremita Mena, che si ritirò in meditazione nel luogo in cui è poi sorto il paese a lui intitolato. Alla sua morte i Benedettini fondarono un monastero che diede vita al primo abitato. Il cenobio fu poi distrutto dai Saraceni e il feudo di Santomenna passò sotto il dominio dell’arcivescovo di Conza. Nel 1582, sui resti del monastero benedettino, sorse il convento dei cappuccini. In questo periodo il paese visse un momento di grande splendore sotto l’episcopato Teatino, Gaetano Caracciolo dei duchi di Belcastro, l’unico ordinario che nel 1682 prese possesso della diocesi di Conza, ingrandì e abbellì il palazzo arcivescovile e costruì la cattedrale intitolata a S. Gaetano da Tiene che tenne a Santomenna due sinodi diocesani. Ma nel 1818, purtroppo, la sede arcivescovile di Conza fu unita a quella di Campagna e così l’episcopio di Santomenna fu abbandonato e, in seguito, destinata a sede municipale.
Santomenna è legato ad un episodio prodigioso della vita di San Gerardo Maiella, patrono delle gestanti e dei bambini, il cui culto è molto forte in Italia Meridionale. Nel 1753, il religioso giunge a Santomenna e s’accorge che il suo cavallo ha bisogno di essere ferrato. Si reca, dunque dal maniscalco Salandra, il quale esegue il suo lavoro e chiede una somma di cui Gerardo non dispone.
L’animo fiero del maniscalco si scalda, richiamando una piccola folla incuriosita. Gerardo ordina al suo cavallo di restituire subito i quattro ferri. E la bestia, obbediente, esegue l’ordine sotto gli occhi meravigliati dell’artigiano e di quanti sono accorsi.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

Santomenna è definito il paese più povero d’Italia: anticamente si distingueva perché feudo ecclesiastico degli arcivescovi Conzani. La leggenda ricorda l’eremita Mena, che si ritirò in meditazione nel luogo in cui è poi sorto il paese a lui intitolato. Alla sua morte i Benedettini fondarono un monastero che diede vita al primo abitato. Il cenobio fu poi distrutto dai Saraceni e il feudo di Santomenna passò sotto il dominio dell’arcivescovo di Conza. Nel 1582, sui resti del monastero benedettino, sorse il convento dei cappuccini. In questo periodo il paese visse un momento di grande splendore sotto l’episcopato Teatino, Gaetano Caracciolo dei duchi di Belcastro, l’unico ordinario che nel 1682 prese possesso della diocesi di Conza, ingrandì e abbellì il palazzo arcivescovile e costruì la cattedrale intitolata a S. Gaetano da Tiene che tenne a Santomenna due sinodi diocesani. Ma nel 1818, purtroppo, la sede arcivescovile di Conza fu unita a quella di Campagna e così l’episcopio di Santomenna fu abbandonato e, in seguito, destinata a sede municipale.
Santomenna è legato ad un episodio prodigioso della vita di San Gerardo Maiella, patrono delle gestanti e dei bambini, il cui culto è molto forte in Italia Meridionale. Nel 1753, il religioso giunge a Santomenna e s’accorge che il suo cavallo ha bisogno di essere ferrato. Si reca, dunque dal maniscalco Salandra, il quale esegue il suo lavoro e chiede una somma di cui Gerardo non dispone.
L’animo fiero del maniscalco si scalda, richiamando una piccola folla incuriosita. Gerardo ordina al suo cavallo di restituire subito i quattro ferri. E la bestia, obbediente, esegue l’ordine sotto gli occhi meravigliati dell’artigiano e di quanti sono accorsi.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

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